Agrichef - turismo e cucina tipica tra le colline dell'Alto Monferrato



Tra le verdeggianti colline dell'Alto Monferrato, in posizione strategica tra Ovada e da Acqui Terme, sorgono antichi poderi, luoghi tranquilli e accoglienti con fabbricati rurali abilmente ristrutturati. Sono luoghi carichi di storia, con molti castelli (alcuni visitabili) e ricchi anche di sorgenti termali. Sono posti visitabili durante tutto l’anno, ma che danno il massimo di sé nella stagione primaverile ed estiva, che non risulta mai troppo calda grazie alla vicinanza dell’Appennino Ligure. Acqui è senz’altro la cittadina più importante della zona: ha saputo rinnovarsi e rinverdire i fasti di un glorioso passato grazie ad investimenti mirati ed intelligenti. Vanta un centro storico riportato all’antico splendore (Borgo Pisterna), imponenti resti romani (acquedotto) e la Bollente, un'edicola marmorea ottagonale, che circonda una fonte termale da cui sgorga l'acqua bollente e curativa: 560 litri al minuto a 74,5 C° di un'acqua sulfureo-salso-bromo-iodica.
Tornando ai nostri Poderi, in molti di essi è possibile assaggiare la cucina tipica piemontese, che propone i prodotti della terra e degli allevamenti locali.
Tra di essi vogliamo citare la formaggetta formaggio di latte di capra, morbido, più o meno stagionato; il filetto baciato, un salume che si ottiene insaccando carne macinata di maiale attorno al filetto del maiale stesso precedentemente conservato in salamoia;  i funghi porcini e ovuli particolarmente abbondanti e profumati in questa zona e i tartufi.
Inoltre alcuni agriturismi organizzano, su prenotazione, corsi di cucina ed esperienze dirette nelle pratiche di cantina e di campagna.
Particolare suggestione è la "prova in cucina", con la realizzazione delle ricette piemontesi e la degustazione finale dei piatti preparati. Le ricette da scoprire ed imparare variano a seconda della stagione e spaziano dagli agnolotti alla bagna cauda: più che un piatto, un affascinante rito conviviale che prevede la condivisione del cibo in forma collettiva da parte dei commensali.

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Passando alla zona del novese, ci caliamo in una realtà leggermente diversa. Qui si fa sentire in modo nettamente più evidente la vicinanza con la Liguria, sia nella toponomastica (molti paesi hanno Ligure come suffisso), che nella cucina (le specialità piemontesi qui sono riviste in chiave ligure). E’ possibile scoprire angoli isolati ed affascinanti di montagna in Val Borbera, sempre rimasta un po’ isolata e che per questo ha mantenuto intatti paesini e antichi mulini ed essiccatoi di castagne; oppure fare un giro per le colline, a volte aspre, ricoperte di vigneti visitando le stupende cantine della zona del Gavi (il primo vino bianco ad ottenere la DOCG in Italia), unendo anche l’aspetto storico (Fortezze e Castelli); oppure, se si preferisce la pianura, visitare la cittadina di Novi Ligure con l’antico Oratorio della Maddalena, le sue facciate dipinte e il museo dei Campionissimi (Importante museo del ciclismo intitolato a Coppi e Bartali).
Tra i prodotti tipici di questa zona oltre al grande vino Gavi, ricordiamo le fagiolane (fagioli rampicanti a semi bianchi e grandi della varietà "Bianco di Spagna" indicato come "fagiolana" con  colore bianco avorio, utilizzabili sia freschi che essiccati); il Montebore (formaggio di storia antichissima: se ne parla nel XII secolo per una cinquantina di forme inviate come omaggio da un benestante di Tortona ad un alto prelato, fu l'unico formaggio servito al banchetto nuziale di Isabella d'Aragona e Gian Galeazzo Sforza. Ha la caratteristica forma "a castellino" e simile ad una torta nuziale); i ceci della Merella, frazione di Novi Ligure (caratteristici per l’ambiente ed il terreno in cui crescono che ne garantiscono morbidezza, sapore ed integrità nella cottura); numerosi sono poi i prodotti ottenuti con le farine dei molini dell’alessandrino come la focaccia, la pasta fatta in casa ed i corsetti in particolare.
Sono questi i prodotti che si possono degustare in molti ristori agrituristici del posto e che in alcuni di essi si insegna, su prenotazione, ad utilizzare come materie prime per la preparazione di piatti della tradizione di questa particolare zona di confine tra Piemonte e Liguria.
Spiccano le piacevoli varianti del pesto alla genovese grazie all’introduzione delle erbe aromatiche degli orti, lo sciroppo di rosa ottenuto dai petali del fiore macerati con lo zucchero ed il limone. Spesso i corsi di cucina sono anche occasione per conoscere storie raccontate con amore  e passione dai titolari, che narrano di tradizioni e usanze di famiglia e dei tempi passati.

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Altra zona molto interessante, sia dal punto di vista storico che paesaggistico è quella che ha come  fulcro la cittadina di Tortona.
E’ molto interessante visitare il laboratorio e la casa di Pellizza da Volpedo (l’autore del famosissimo dipinto “Il Quarto Stato”) oltre che la Quadreria presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona.
Inoltre è possibile fare giri in bicicletta lungo le piste ciclabili che percorrono le strade del “campionissimo” Fausto Coppi, o ancora visitare l’antica Abbazia cistercense di Rivalta Scrivia, o organizzare piccoli trekking in Appennino appoggiandosi a vari rifugi.
Tra i prodotti spiccano i vini con il celebre Timorasso (vitigno a bacca bianca riscoperto dal vignaiolo e filosofo Walter Massa), la fragola profumata di Tortona (ecotipo locale con forma rotondeggiante e pezzatura media, poco superiore alla fragolina di bosco di colore rosso scuro e polpa tendente al bianco, leggermente venata di rosso. La sua caratteristica di maggior pregio è però il profumo: intenso con un penetrante aroma di moscato e dal sapore piacevolmente dolce); il mais ottofile tortonese (una vecchia varietà di Mais, un tempo coltivata da ogni famiglia contadina, sia in pianura che sulle colline del Tortonese e riscoperta una trentina di anni fa).
L’allevamento vede il recupero della razza bovina tortonese, in via di estinzione: è una razza autoctona della zona appenninica ai confini tra Piemonte, Liguria, Lombardia e Emilia Romagna. A livello nazionale nel 1960 la popolazione era di circa 41.000 capi. Oggi sarebbero presenti circa 50 capi in pochissimi allevamenti in provincia di Alessandria.
In tutti gli agriturismi della zona, si degustano i prodotti sopra elencati; in alcuni di essi su prenotazione vengono organizzati corsi di cucina per far scoprire antiche ricette e conoscere anche il corretto utilizzo dei tagli di carne per il giusto piatto, per ottenere l’esaltazione dei sapori e dei profumi.

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